I bambini e il culto delle anime pezzentelle a Napoli

 La cultura napoletana possiede dei valori ricchi di potenzialità per lo sviluppo e il benessere dell'uomo. Più ne approfondisco gli aspetti, più mi rendo conto di quanto la nostra cultura sia un inestimabile tesoro che ci può traghettare verso un futuro migliore. 

Uno degli aspetti su cui voglio gettare uno sguardo in questo post, è il culto alle anime pezzentelle, in particolare riguardo al coinvolgimento dei bambini. 

Durante l'intervista, rilasciata per la presentazione dell'evento "Uanema", organizzata dal Comune di Napoli per il mese di novembre, la storica dell'arte, Francesca Amirante ha detto che Napoli è città "capitale della relazione, non soltanto in orizzontale, ma anche in verticale".


Il prof. Niola, nel suo recentissimo libro "Anime. Il Purgatorio a Napoli", dice che questo culto esprime la capacita di cura del popolo napoletano, una capacità di cura misericordiosa, perchè non è legata agli affetti personali, ma è per tutti, sopratutto per chi è più bisognoso, per chi non ha nessuno. 

In questo meraviglioso flusso di amore e di vita si inseriscono, da protagonisti, i bambini. 

Essi sono protagonisti in questo culto per motivi diversi. 

Innanzitutto, i bambini a Napoli rappresentano le anime dell'aldilà. 

Il motivo o meglio, i motivi sono diversi. 

Il prof. Niola dice che i bambini diventano per i napoletani i significanti simbolici di un mondo altro. Essi, infatti, hanno preso corpo da poco e continuano ad avere legami con il mondo dell'aldilà. Per questo motivo, essi possono essere non solo un tramite privilegiato con il mondo sacro, ma proprio diventare oggetto dell'amore che i vivi hanno per i morti.

Un secondo motivo è l'essere bisognosi di cure. La fase della vita che noi definiamo infanzia è estremamente bisognosa di cura e di tenerezze. 

Un terzo ed ultimo motivo è il legame profondo con le emozioni. I bambini presentano un'intensa gamma di emozioni e ci avvicinano ad esse, soprattutto al pianto che è un elemento caratterizzante l'elaborazione del lutto. In pratica, i bambini ci insegnano ad esprimere il dolore.

Inoltre, i bambini, come le capuzzelle,sono oggetto di cura e di amore da parte di tutto il popolo non solo dei propri parenti. 

I disagi sociali infantili a Napoli sono sempre stati molto forti, ma sono stati anche fortemente presi in considerazione dalla società napoletana per la quale i bambini sono i figli di tutti. C'è e c'è stato un prendersi cura dei bambini che avviene in modo informale, senza investiture, silenzioso ed efficace, che tantissime persone hanno svolto e svolgono nei quartieri della città e nelle aree della provincia metropolitana. Matilde Serao, nel suo famoso articolo del 1 novembre 1904, ci racconta la simpatica filastrocca che i bimbi napoletani, gli scugnizzi, imparavano per chiedere i soldini e comprarsi le caramelle. Ancora oggi, molte delle iniziative culturali che si svolgono per le anime pezzentelle hanno anche un'attenzione benefica ai bambini svantaggiati di Napoli.


Il culto del Purgatorio a Napoli non riguarda i morti. E' attivazione di una dinamica di amore tra vivi e morti che si esprime con la tenerezza a chi non ha niente: i bambini e i poverissimi. 



Il prof. Niola usa una bellissima immagine, quella dell'allattamento. Il popolo napoletano allatta, da da mangiare chi non riceve nessun cibo e può morire. Ne vediamo la rappresentazione artistica in un'opera molto amata dal popolo napoletano: nelle "Sette Opere della Misericordia" di Caravaggio, in cui ammiriamo la scena di Cimone e Pero e nelle tante Madonne, di tantissime chiese del territorio,  che sono raffigurate nell'atteggiamento di allattare il Bambino e ai cui piedi vi sono le anime del Purgatorio.


Infine, i bambini sono il futuro. Alla loro cura dobbiamo affidare il mondo e tutto ciò che abbiamo realizzato, perchè lo reinterpretino e lo possiedano a modo loro. 

L'infanzia è' il momento in cui attraverso l'educazione mettiamo nelle loro mani, piene di intuizioni e di sogni, il nostro passato. E' importante inserirli in questa dinamica di relazione e di cura, come le nostre nonne hanno fatto con noi. I bimbi campani e napoletani appartengono ad una cultura che, per millenni, anche prima del cristianesimo, si è fatta cultura della relazione d'amore e questo tesoro gli spetta di diritto. 


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